Etichette che si staccano

etichette

Sono sempre stata invidiosa di quelle persone che riescono con grande facilità a dire chi sono e cosa fanno.

«Sono Cecilia e sono una consulente d’immagine.»

«Sono Francesco e sono un cuoco a domicilio.»

«Sono Giulia e sono una fotografa freelance.»

«Sono Carlo e ho un e-commerce di abiti vintage.»

Etichette. Pratiche e comode per presentarci, appiccicose e difficili da staccare quando il nostro lavoro evolve o cambia. Ad esempio, prima di fare questo lavoro, sono stata in ordine sparso tante altre cose: un’animatrice di centri estivi, una cameriera in birreria, un’insegnante di danza, un’organizzatrice di eventi, una stagista in web marketing, un’addetta stampa, una blogger per un sito di idee regalo, una blogger per un sito di vini, una consulente per un nastrificio, la copy di un portale di campeggi.

Insomma, un potpourri di esperienze diverse che mi hanno aiutato molto, un’etichetta dopo l’altra che mi hanno fatta diventare quella che sono oggi, con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti. Detto questo, non è che quando mi presento racconto la rava e la fava: seleziono le cose migliori, quelle che descrivono la Silvia di oggi che ama tantissimo scrivere e parlare delle storie degli altri.

L’etichetta da copywriter non la voglio

Se in questo momento dovessi appiccicarmi addosso un’etichetta, quella più giusta sarebbe “copywriter”, ma io ho deciso di non usarla. Questa parola inglese, così semplice ed immediata, la trovo lontana da me e fredda per il mio pubblico.

Preferisco dire che mi occupo di scrittura sul web, che lavoro con realtà medio-piccole per aiutarle a raggiungere i traguardi che desiderano, scegliendo le parole più giuste per loro. Racconto il mio mondo fatto di “parole connesse”, quelle in cui i miei clienti si riconoscono perché è come se le avessero scritte loro.

Ok, un tantino più lungo di “copywriter” ma più facile da capire per le persone che voglio raggiungere.

Non è una crociata contro le etichette

Sia chiaro, non ce l’ho con chi si definisce “copywriter” o “web developer”: il succo è che ognuno di noi deve trovare il modo più efficace di raccontarsi. Può essere una parola, un titolo creativo, una frase. Non importa. L’obiettivo è che le persone capiscano al volo chi sei e che cosa fai. Con o senza etichetta.

Come dicevo all’inizio, penso anche che alcune persone facciano più fatica a descriversi online: vuoi per timidezza, vuoi perché sono alle prime armi, vuoi perché hanno cambiato ramo di attività e si stanno rimettendo in gioco.

Un aiutino per te

Se sei in crisi e hai bisogno di una mano per raccontarti online, ecco alcune domande da cui partire: ho preso spunto da un vecchio post di Alessandra Franzen e le ho riadattate secondo la mia esperienza.

Pronto? Andiamo.

  1. Qual è la tua professione (la tua etichetta ufficiale)?
  2. Raccontati in 3 aggettivi che ti caratterizzano e ti rendono diverso dagli altri che fanno il tuo stesso lavoro.
  3. Chi sono i tuoi clienti?
  4. Quale loro problema risolvi perché le persone dovrebbero pagarti?
  5. In quali valori credono?
  6. Qual è il tuo obiettivo più grande?

Se, ad esempio, la tua etichetta è “arredatrice d’interni”, hai scelto “determinata e sognatrice” per descriverti, i tuoi clienti sono “giovani coppie che hanno bisogno di rinnovare gli spazi di casa” perché credono “nell’unione e nella famiglia” e  a breve pubblicherai un e-book sulle ristrutturazioni, potresti raccontarti così:

«Sono Claudia, la tua arredatrice d’interni in elmetto e tutu. Aiuto le giovani coppie a rendere più accogliente e speciale la loro casa: penso che non ci sia niente di più bello del ritrovarsi la sera e raccontarsi, abbracciati, come è andata la giornata, in uno spazio che parla di voi. A marzo uscirà il mio primo e-book sulla riorganizzazione intelligente dell’armadio.»

Prova anche tu a fare l’esercizio e poi dimmi com’è andata. Io sono qui ad aspettarti 🙂

michele comin

Silvia Sola - Si scrive sempre pensando a qualcuno, altrimenti stai solo riempiendo un foglio bianco.