L’arte del freelance

essere freelance

Da quando sono freelance, mi è capitato più volte di incontrare persone che mi dicono che sono fortunata a non dover dipendere da nessuno.

Oh, vuoi mettere organizzarti il tempo come cavolo ti pare? Lavori quando vuoi/dove vuoi.

E poi col regime dei minimi, quello lì dove non c’è l’iva da versare, guadagni un sacco di soldi. Alla fine ti bastano due o tre clienti grossi, lavori per loro e sei a posto.

Magari! Se fosse così, vivrei molto più serena e rilassata. Eppure, nonostante le difficoltà e i momenti no, io non tornerei indietro mai.

Lavorare da casa, tra lavatrici e Netflix

Diciamolo: se non hai un negozio e i tuoi clienti sono online, puoi davvero organizzare il lavoro come vuoi. Io, che non amo i supermercati pieni di gente, mi ritaglio il tempo per andare a fare la spesa in settimana in orari poco trafficati. E magari lavoro il sabato pomeriggio.

Lavorare da casa ti dà diverse libertà: mentre fai una pausa stendi e rifai il letto, ne approfitti per metter in forno la torta salata per cena o esci per un caffè con quell’amica che non vedi da un po’. Vai in palestra a metà mattinata, passi a prendere la verdura al mercato. Il problema è che perdersi è un attimo.

Dai, solo un’altra puntata di Better call Saul. Cinque minuti di riposino e poi mi butto a bomba su quei testi. Mhhh, fammi vedere cosa c’è di nuovo su Yoox. Solo un’occhiata alle notifiche di Facebook e poi torno a lavorare.

È vero che con una tua attività gestisci le ore lavorative come vuoi ma, esattamente come un dipendente, arrivano impegni e scadenze a bussare alla porta. Se la concentrazione scarseggia, lavori 5 minuti e poi cazzeggi per un’ora, dovrai correre per finire il lavoro, con il rischio di farlo male e non metterci cura. Senza considerare che le ore in cui ti fai gli affari tuoi, nessuno te le paga.

Essere freelance e mandare avanti la baracca

Che poi fare il freelance mica vuol dire solo fare il proprio lavoro. Quello che ho imparato in questi anni è che devi incarnare più ruoli: fare il commerciale di te stesso, gestire la parte amministrativa, controllare che i clienti ti paghino, capire se il carico di lavoro che hai ti consente di arrivare a fine mese con un fatturato decente o se devi fare entrare nuovi progetti. Insomma, ti devi fare un mazzo tanto.

Ricordati di fare la fattura per il lavoro di maggio. Quel cliente è in ritardo col pagamento! Prepara il preventivo per quella signora che ti ha chiesto i testi per il suo nuovo sito. Compra le marche da bollo. Aiuto, sta per arrivare l’email della commercialista con la stima delle tasse da pagare. Ansia. Lo scorso mese quanto ho guadagnato?

Questo, le persone che non hanno un’attività in proprio, fanno fatica a capirlo: non si rendono conto che c’è un carico di stress legato proprio al mandare avanti la baracca, trovare progetti continuativi che ti diano un minimo di respiro, evitare di rimanere intrappolati in lavori enormi con il rischio di ritrovarsi a piedi (e senza clienti) da un giorno all’altro. Per non parlare di tutta la parte di gestione delle finanze: appena incassi un pagamento ti senti dio sceso in terra e quando arriva la botta delle tasse ti sembra che il fallimento sia dietro l’angolo.

Ma chi te lo fa fare tutto ‘sto sbattone?

Ok, ma se è davvero così impegnativo, perché fai la freelance?

Perché quando un cliente ti scrive che è felice di averti scelto come professionista, ti sembra di toccare il cielo con un dito. Perché quando un ente formativo ti chiama come docente per un corso, sai che le cose stanno andando per il verso giusto. Perché quando sei lì lì per sforare il regime dei minimi, ti rendi conto di quanta strada hai fatto dalla prima fattura. Perché non puoi stare fermo, mai, altrimenti il concorrente più bravo di te ti scavalca. Perché la responsabilità è tua, sempre e comunque.

Magari un giorno farò la dipendente

Detto questo, non penso che chi lavora come dipendente ce l’abbia più facile. Anche i dipendenti hanno grandi responsabilità, sono sotto pressione, ricevono complimenti e cazziatoni.

Credo che queste siano due modalità diverse di lavorare, con pesi ed emozioni differenti ma altrettanto appaganti. Una volta dicevo che non avrei mai potuto fare la dipendente, oggi non lo escludo a priori. Penso che potrei essere soddisfatta firmando un contratto in una bell’azienda, con progetti interessanti e ritmi non troppo frenetici.

Per adesso però, di stare in ufficio tutto il giorno ad una scrivania, non ci penso neanche 😉

michele comin

Silvia Sola - Si scrive sempre pensando a qualcuno, altrimenti stai solo riempiendo un foglio bianco.