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Imparare danzando

Ho iniziato danza quando avevo 8 anni e ho smesso la scorsa estate.
Ho passato 23 anni a ricercare la perfezione a ritmo di musica.
Ho versato tante di quelle lacrime quando gli esami di classica non andavano come volevo.
Ho fatto parecchie rinunce, che per me a dire il vero non lo erano, rispondendo: “non posso, ho danza”.
Ho trascorso gli ultimi anni a insegnare, provando a trasmettere a ottenni in scaldamuscoli e trecce tutte le emozioni che la danza ha saputo regalarmi.
Ho ancora impressa nella mente l’adrenalina che sale a mille in quei secondi che passano quando sali sul palcoscenico a luci spente e sta per partire la musica.
Come potrai immaginare, la danza mi manca parecchio.
Mi piace pensare, però, che un po’ di questa meravigliosa forma d’arte sia con me anche nella quotidianità, nella mia vita di freelance.
Di certo no mi metto in plié mentre creo testi per i miei clienti e non faccio un grand jeté quando qualcuno mi conferma un preventivo, ma credo che molte cose che ho imparato danzando influenzino il mio lavoro di oggi.

Determinazione

Quando ho iniziato nel 2011 ero una libera professionista entusiasta in mezzo a tanti  “freelance –issimi”: tutti cazzutissimi, bellissimi, professionalissimi.
Passata l’eccitazione del primo periodo sono arrivati i momenti no, quelli dove vorresti nascondere la testa sotto la sabbia e lasciare che tutto vada avanti senza di te.
In queste occasioni è importante trovare l’energia e non mollare, lavorare ancora più sodo per crescere e ottenere quello che vuoi, a fare bene prima per te stesso e poi per gli altri. Per poter essere orgoglioso di quello che fai tutti i giorni.
Come a danza: se vuoi migliorare devi esercitarti, faticare, sudare. Non credo proprio che Sylvie Guillem o Carla Fracci siano nate imparate, posso solo immaginare quante ore abbiano passato alla sbarra per arrivare al successo.

Grazia

La danza richiede eleganza, linee fluide, movimenti leggeri. Non si deve vedere lo sforzo che c’è dietro ogni passo, il risultato deve essere piacevole per chi guarda.
Questo è quello che provo a fare tutte le volte che creo un nuovo contenuto: scelgo le parole più giuste per scrivere leggero e non creare attriti, per far arrivare il messaggio giusto, per invogliare chi legge a fare qualcosa, per emozionare, per vendere i prodotti dei miei clienti.

Umiltà

L’ambiente della danza, esattamente come nel lavoro, è competitivo. Gli assoli li preparano le ragazze più brave, la prima fila è occupata da chi riesce meglio, a lezione sei amica di tutte e poi, a seconda dei momenti, c’è qualcuno pronto a parlare male di te.
Nella mia vita di ballerina sono stata a volte in prima fila, a volte nell’ultima, ho fatto qualche assolo. Una volta, con le mie compagne, abbiamo vinto un concorso.
Montarsi la testa può essere molto facile, così come quando arrivano i primi successi da freelance: ti senti un dio e pensi di poter conquistare il mondo. Sono tutte sensazioni positive, degli stimoli per fare sempre meglio e crescere con la propria attività imprenditoriale.
Credo però sia altrettanto importante restare umili, non c’è bisogno di sentirsi arrivati o superiori agli altri: anche il professionista più capace e preparato del mondo può imparare qualcosa dal freelance impaurito alle prime armi.

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Uso la scrittura per far incontrare brand e persone. Sorrido, cammino spesso scalza, non vivo senza scorte di zucca nel freezer. Sono come mi leggi.