Non ho smesso di avere paura

avere paura

Questo è il mio settimo anno come freelance.

Ti ho già raccontato di come sono nate le cose, come si sono evolute e del fatto che fossi una freelance entusiasta, felice e un pelo incosciente.

Questo però non significa che, allo stesso tempo, non fossi spaventata nel muovere i miei primi passetti come libera professionista: avevo paura di fare figuracce, dei soldi, di rimanere senza clienti. Soprattutto, di non essere abbastanza.

Oggi, dopo sette anni, quelle paure si sono affievolite ma, nel frattempo, ne sono arrivate delle altre a farmi compagnia nei momenti più diversi: durante una giornata storta, mentre faccio colazione la mattina presto, quando sono sotto la doccia. Te le presento, così potrai dirmi se vengono a trovare anche te.

Avere paura dei nuovi freelance “super-iper-tutto”

Ogni giorno nascono e crescono nuovi freelance con tutte le carte in regola per diventare dei bravi professionisti.

Sono giovani, belli, appassionati, sanno usare a menadito Instagram e le app di fotoritocco, non si fanno mille problemi a pubblicare un video sul loro canale YouTube.

Ammiro la loro spigliatezza, il loro coraggio di fare anche se non è sempre tutto perfetto (sì, ok a volte la qualità non è tra le prime cose ma io cerco di guardare il bicchiere mezzo pieno e di premiare la buona volontà quando c’è).

Se da un lato io ho l’esperienza, anni di studio alle spalle, le conoscenze e le capacità per fare questo lavoro, loro hanno dalla loro la naturalezza nell’abitare i luoghi digitali, la velocità, l’intuito e la leggerezza nell’affrontare certi contesti.

Ora: non voglio passare per la freelance over che non ha più nulla da dare, al contrario, solo le nuove leve ti obbligano (me + tutti i freelance navigati) a dover essere sempre sul pezzo. A conoscere. A doversi informare sul proprio lavoro e sui continui cambiamenti delle dinamiche in rete.

Questo per dire che se apri partita iva e pensi, dopo qualche anno, di stare seduta comoda alla tua scrivania e passare la giornata a scrivere testi per i tuoi clienti, sappi che le cose non funzionano proprio così.

Che si tratti di corsi di formazione, libri, approfondimenti, seminari, eventi, podcast, non importa: un bravo freelance per essere competitivo deve avere lo sguardo curioso e rivolto verso le novità (questa regola per me vale anche per il bravo dipendente che non vuole rimanere fermo).

Altrimenti? Altrimenti il freelance “super-iper-tutto” ti ruberà il lavoro.

La noia

Il mio blog è online da dicembre 2014: c’è chi mi legge da poco, chi s’imbatte per la prima volta in un mio post, ma ci sono anche gli affezionati, che mi seguono dall’inizio e continuano a fare il tifo per me.

La mia paura, in questo caso, riguarda proprio i lettori affezionati. Come posso mantenere vivo l’interesse di queste persone? Non le starò annoiando con il mio modo di scrivere?

Mi faccio queste domande perché io per prima sono quella che si annoia a seguire in modo costante un professionista che mi piace, nonostante i contenuti validi e le cose interessante che dice.

Così ribalto il problema su di me: anche chi mi legge ha il mio stesso atteggiamento? Non finirò alla lunga per annoiare le persone che mi seguono da tempo? Devo rassegnarmi a lasciarle andare e prendermi cura dei nuovi arrivati o devo combattere?

Che posso farci, sono una sentimentale, anche le separazioni di questo tipo io le vivo con trasporto, mi sembra di aver deluso le aspettative, di non aver fatto il mio dovere al meglio.

Questo lavoro sarà per sempre, come i diamanti?

Ci sono colleghi freelance che dichiarano di essere nati per fare quello che fanno, che giurano amore eterno alla scrittura, al web design, alla contabilità, a Mailchimp, alle loro realizzazioni fatte a mano.

Ecco, io non ci riesco.

Amo moltissimo il mio lavoro, mi piace il fatto di poter imparare ogni giorno cose nuove, di scrivere le storie degli altri, di raccontare di successi, di emozioni, di lacrime e fatiche.

Ma io non ho la certezza di voler fare questo per sempre.

Magari un giorno mi stancherò di scrivere e deciderò che è giunto il momento di buttarsi in un’altra avventura, nuova e più stimolante. Magari chiuderò questo sito e, dopo un po’ ne aprirò un altro dove mi promuoverò, che ne so, come accompagnatrice turistica.

E qui ti voglio. Al di là di considerazioni legate a capacità e competenze (mettiamo che io ce le abbia), quanto posso essere credibile con la mia nuova professione? Quanta fiducia mi daresti? Per quanto tempo mi rimarrà incollata addosso l’etichetta di copy? E quando invece potrò essere etichettata come accompagnatrice turistica brava in quello che fa?

Poi chissà, gli anni passeranno e io sarò sempre qui a fare questo lavoro ma, se dovessi decidere di cambiare, mi spaventa l’idea di non essere riconosciuta dagli altri come professionista solo perché nel passato facevo un’altra cosa.

Che mondo sarebbe senza paure?

Se è vero che il mondo non sarebbe lo stesso senza Nutella (e io in questo ci credo tantissimo), sono anche convinta che, se non ci fosse nulla a spaventarci, tutto sarebbe più piatto, con poche emozioni, con meno stimoli.

E invece è proprio così che io penso all’attività da freelance, come a un continuo stimolo, un movimento di crescita costante dove paure e soddisfazioni convivono in modo più o meno pacifico.

E poi, anche se riuscissi ad affrontare i timori di questo momento e superarli, so che ci saranno altre paure, lì ad aspettarmi.

Quello che posso fare è essere pronta ad accoglierle, con una fetta di torta e una tazza di tè bollente.

michele comin

Silvia Sola - Scrivo per lavoro (e perché mi piace). Insegno per imparare. Ho una gruccia tatuata sul polso.