Come si legge su internet

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Sapere come si legge su internet è importante. Soprattutto se sei alle prese con un nuovo testo e devi decidere come organizzare la comunicazione, per far sì che il messaggio arrivi a destinazione.

Te lo dico subito: sul web è difficile che un contenuto venga letto dall’inizio alla fine quindi, per quanto tu possa impegnarti a scrivere un testo ricco di spunti interessanti, ahimè, saranno poche le persone a leggere ogni singola parola.

Deluso? Capisco, ma questo non significa rinunciare all’impresa. Ad esempio, io trovo molto interessanti i consigli di Jackob Nielsen, informatico danese esperto di usabilità del web. Sono sicura che le sue considerazioni, riassunte qui sotto, potranno tornarti utili. Vediamole insieme.

Le persone non leggono, scansionano

Quello che ci dice Nielsen, senza mezzi termini, è che:

“People rarely read Web pages word by word; instead, they scan the page, picking out individual words and sentences.”

tradotto:

“Di rado le persone leggono le pagine web parola per parola; scansionano invece la pagina, individuando le singole parole e frasi”.

Insomma: sono poche le volte in cui leggiamo tutto il contenuto di un articolo, preferiamo invece saltellare qui e là nel testo per capirne il senso generale e portarci a casa le informazioni che ci servono.

Saltellare qui e là significa che, quando ci troviamo di fronte ad un nuovo contenuto, lo scorriamo velocemente e andiamo a leggere solo le frasi che in qualche modo attirano la nostra attenzione. Di solito siamo attratti da elementi legati alla formattazione – grassetti, link, elenchi puntati, titoli, sottotitoli – che aiutano a mettere in rilievo i concetti chiave, quelli che vogliamo rimangano nella testa di chi legge.

La lettura ad F

Nielsen e i suoi hanno dettagliato meglio la storia della scansione dei contenuti facendo degli studi di eyetracking, delle ricerche per capire dove cade l’occhio quando visualizziamo una pagina web.

Tra i vari risultati c’è l’immagine qui sotto, presa dal sito di Nielsen Norman Group: la prima che vedi è un’about page, la seconda è la descrizione di un prodotto, l’ultima è una pagina di ricerca di Google.

f_reading_pattern_eyetracking

Seppur con leggere differenze, tutte e tre le pagine proposte presentano un modello di lettura ad F, evidenziato dalle parti in rosso sullo schermo:

  • per l’about page ci concentriamo sulle primissime righe di testo;
  • nel caso della scheda prodotto siamo attratti da titolo, immagine, descrizione e dal bottone colorato “aggiungi al carrello”;
  • sui motori di ricerca guardiamo, in pratica, i primi tre risultati che Google ci propone.

Contenuti diversi, dunque, ma stesso atteggiamento. Leggiamo per intero le prime righe per capire il senso generale di quel testo, ci concentriamo poi sui capoversi e sulle parole poste sulla parte a sinistra della pagina, finché l’attenzione non cala del tutto e abbandoniamo la lettura.

Perché ci serve conoscere la forma ad F? Perché se noi sappiamo che le persone non leggono tutto il testo e siamo consapevoli che lo sguardo cade in alcuni punti, struttureremo il contenuto in modo tale da far sì che le informazioni principali si trovino proprio lì, al posto giusto.

Cosa portarci a casa dagli insegnamenti di Nielsen

Due cose importanti:

  1. prendiamoci cura della formattazione di un testo e, prima di pubblicarlo, controlliamo che quello che vogliamo trasmettere sia ben in evidenza;
  2. mettiamo le informazioni importanti subito, nelle prime righe di testo per assicurarci che – almeno quelle – vengano lette.

Per oggi è tutto, se hai qualcosa da chiedermi scrivilo nei commenti, quelli li leggo dall’inizio alla fine. 🙂

michele comin

Silvia Sola - Si scrive sempre pensando a qualcuno, altrimenti stai solo riempiendo un foglio bianco.